Pubblichiamo il comunicato congiunto di CISM e USMI sul decreto “bonus paritarie”.
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Abbiamo accolto con grande speranza la bellissima notizia della firma del decreto relativo al cosiddetto “bonus paritarie” da parte del Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe
Valditara, in attuazione dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199. Questa misura, frutto della proficua collaborazione istituzionale con gli uffici del Ministro Giorgetti e con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rappresenta un passo decisivo per garantire il diritto alla libertà di scelta educativa, soprattutto per le famiglie economicamente più svantaggiate.
Ringraziamo anche tutte quelle forze politiche che hanno sostenuto l’introduzione di questa importante misura: ci sia consentito di ringraziare, tra tutti, gli onorevoli Maria Stella Gelmini
e Maurizio Lupi. Si tratta, come è facilmente intuibile, di una misura che aiuta le famiglie meno abbienti a scegliere la scuola che più ritengono adeguata ai loro figli e ai valori che ispirano la loro azione educativa. Il pluralismo educativo, del resto, è garanzia della democrazia, della libertà del pensiero Alle recenti conquiste in ambito fiscale e alle interlocuzioni tra CISM/USMI all’interno del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica (CEI) e con il Governo, desideriamo proporvi un quadro armonico della situazione attuale, delle nostre istanze e delle buone prassi che ci
indicano la via da seguire.
La situazione della scuola paritaria in Italia: tra ideale educativo e rischio di segregazione
Nelle società liberal-democratiche, il sistema educativo ha la funzione vitale di garantire l’eguaglianza di opportunità, permettendo agli individui meritevoli di raggiungere i gradi più alti degli studi indipendentemente dalle risorse economiche familiari. Questo principio è radicato nella nostra Costituzione e nelle Risoluzioni del Parlamento Europeo, le quali sanciscono che la libertà di insegnamento implica l’obbligo per gli Stati di renderla possibile anche sotto il profilo finanziario, senza discriminazioni economiche. Purtroppo, nonostante un’impalcatura giuridica eccellente, l’Italia non riesce ancora a garantire de facto questo diritto.
I numeri del pluralismo educativo delineano un grave fenomeno di segregazione scolastica
Negli ultimi 25 anni, le scuole paritarie hanno perso il 36,2% dei propri alunni. Oggi, il sistema conta 11.308 sedi e 756.799 allievi, di cui circa il 66% frequenta scuole cattoliche. Assistiamo a un divario inaccettabile tra le diverse aree del Paese: su quasi 757.000 allievi, ben 453.839 risiedono al Nord, 131.115 al Centro e solo 171.485 al Sud. Al Sud, senza adeguati sostegni regionali e con contributi centrali irrisori, le scuole si indebitano e chiudono, cancellando il pluralismo educativo. Resistono, in molti casi, le scuole del Nord che possono applicare rette dai 5.000 ai 6.000 euro
o istituti d’élite, mentre muoiono progressivamente “le scuole dei poveri”. Non va dimenticato, inoltre, l’enorme risparmio che le nostre scuole garantiscono allo Stato: i 756.799 allievi delle paritarie costano all’Erario circa 886 milioni di euro; se si riversassero nella scuola statale, costerebbero ben 5,6 miliardi di euro.
La questione fiscale e le decisive novità sull’esenzione IMU
Per anni l’IMU ha rappresentato una “spada di Damocle” per molti dei nostri istituti e una fonte di estenuanti contenziosi con gli enti locali, a causa di applicazioni disomogenee della norma.
Oggi, possiamo finalmente salutare un fondamentale e definitivo passo avanti. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), all’art. 1, comma 856, ha introdotto una fondamentale norma di interpretazione autentica. Essa attribuisce veste normativa inequivocabile a un principio vitale: le attività didattiche svolte negli immobili posseduti e utilizzati da Enti Non Commerciali (ENC) si intendono svolte con modalità “non commerciali” – e pertanto godono della piena esenzione IMU – quando il corrispettivo medio percepito è inferiore al Costo Medio per Studente (CMS) pubblicato annualmente dal Ministero. Per l’anno scolastico 2025/2026, ricordiamo che il CMS è fissato a: 7.204,38 € per l’infanzia; 9.004,31 € per la primaria; 7.161,37 € per la secondaria di I grado; 7.852,29 € per la secondaria di II grado.
Come chiarito dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera dei Deputati, questa norma non lascia più residui dubbi interpretativi: essa garantisce un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale e mette al riparo le scuole sia per il futuro sia per il passato, risolvendo i contenziosi sui debiti arretrati. Inoltre, ricordiamo che un’ulteriore tutela (L.213/2023) garantisce l’esenzione anche per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito tra enti non commerciali funzionalmente o strutturalmente collegati (ad es. tra Diocesi e Parrocchia o tra Istituti religiosi), purché vi si svolgano attività con modalità non commerciali. Attenzione agli adempimenti formali: affinché il diritto all’esenzione venga riconosciuto, la giurisprudenza di Cassazione ha ribadito che gli ENC hanno l’obbligo perentorio, a pena di decadenza, di presentare la dichiarazione IMU ogni anno entro il 30 giugno, indipendentemente dal fatto che si siano verificate variazioni.
Le richieste al Governo per il DDL Bilancio 2027
Riconosciamo al Governo i numerosi interventi positivi a favore delle scuole paritarie realizzati negli ultimi anni, tra cui l’incremento strutturale dei fondi, l’apertura ai fondi PNRR e l’introduzione del “buono scuola” nazionale. Tuttavia, l’incremento dei costi del personale (legati ai rinnovi del CCNL) e dell’energia rende complessa la sostenibilità delle nostre opere. Per evitare l’esclusione delle fasce più fragili, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica (CEI), insieme a tutte le associazioni di settore, in vista del DDL Bilancio 2027 ha formalizzato al Governo le seguenti urgenze, con un incremento economico su questi fronti:
1. Aumento del Fondo per il funzionamento (cap. 1477/1): Si richiede un incremento economico, rendendolo coerente con le dinamiche inflattive e l’aumento dei costi contrattuali.
2. Sostegno alle Scuole dell’Infanzia (cap. 1477/9): Le nostre scuole paritarie dell’infanzia accolgono oltre 416.000 alunni, offrendo un servizio vitale dove lo Stato non arriva e contrastando l’inverno demografico.
3. Consolidamento del Buono Scuola Nazionale: Riteniamo indispensabile la stabilizzazione del buono scuola (fino a 1.500 € per il I grado e il primo biennio del II grado) e che la misura venga estesa alle famiglie con ISEE fino a 40.000 euro (attualmente il tetto è 30.000 €).
4. Attenzione agli alunni con disabilità (cap. 1477/2): Il numero di alunni con disabilità iscritti nelle nostre scuole supera ormai quota 17.000. Sebbene il fondo specifico sia salito a 163
milioni, la copertura dei costi per un’inclusione sostenibile è ancora lontana.
La buona prassi: l’interlocuzione con le Fondazioni Bancarie
Mentre il dialogo con le istituzioni statali prosegue, è strategico attivare reti di sussidiarietà sul territorio. Un esempio luminoso ci viene dalla Toscana. La Fondazione CR Firenze ha messo a disposizione ben 679 voucher da 1.000 euro ciascuno per i bambini iscritti alle scuole primarie paritarie della Città Metropolitana, rivolti a famiglie con ISEE inferiore a 35.000 euro (comprese quelle con minori con disabilità). Inizialmente il bando prevedeva 500.000 euro, ma per soddisfare tutte le richieste la Fondazione ha stanziato ulteriori 179.000 euro. Questa eccezionale misura ha raggiunto 24 scuole fiorentine (il 70% della rete primaria paritaria) arrivando a coprire circa il 36% del costo medio di una retta, con punte del 45-50%.
Come ricordato dal presidente della FISM Toscana, Leonardo Alessi, si tratta di “un segnale concreto di attenzione verso un sistema educativo che ogni giorno offre un servizio prezioso alla
comunità”. È nostro preciso dovere promuovere questa “buona prassi” in tutta Italia, sollecitando le fondazioni di origine bancaria dei nostri territori a investire sul futuro delle comunità, seguendo il formidabile esempio fiorentino.